Gino Paludetto, fondatore insieme ai suoi fratelli della Falegnameria Paludetto, ci racconta la storia della falegnameria, dei ricordi lavorativi e dell’esperienza accanto al maestro Vittorio Novaglia.
Com’è iniziata la storia della falegnameria Paludetto?
Nel 1957, dopo aver maturato esperienza nelle botteghe artigiane della Brianza, con i miei fratelli (8) abbiamo creato la Falegnameria Paludetto a Jesolo, la nostra città natale. Con il passar degli anni siamo rimasti solo in 2 perché gli altri fratelli hanno trovato lavoro nel settore turistico ma l’azienda si è sviluppata pian piano ed è arrivata ai giorni nostri, con più di 60 anni di esperienza alle spalle.
Com’è cresciuta l’azienda andando avanti nel tempo?
Abbiamo iniziato realizzando mobili, poi visto il mercato di Jesolo, abbiamo cominciato a fare serramenti e porte. Nel 1975 ho conosciuto un italiano emigrato in Francia, Vittorio Novaglia, maestro nella tecnica delle scale alla francese. In questi anni quindi mi spostavo d’inverno a Grenoble mentre d’estate tutti insieme seguivamo nel nostro laboratorio a Jesolo le lezioni del maestro. Le scale alla francese (link), ancora oggi, sono il nostro vanto e il valore aggiunto che proponiamo a tutti i nostri clienti.
Cosa vi ha insegnato il maestro?
Sicuramente il disegno, senza di quello non si va da nessuna parte. Nel nostro laboratorio, anche per fare un mobile 1mx50 si realizza un disegno perché si vuole essere certi che sia fatto nel modo corretto.
Di cosa vi occupate nello specifico?
Oltre alle scale, possiamo dire di fare arredamento su misura, dall’arredamento delle case (cucina, camera, salotto, bagno) ai serramenti. Siamo l’unica falegnameria con 3 settori, prettamente artigianali, e siamo attivi da ben 64 anni.
Noi seguiamo tutti i processi: ad esempio per un mobile lo costruiamo, lo verniciamo e veniamo a montarlo. Il prodotto entra da noi ed esce dalle nostre mani.
È facile trovare giovani falegnami al giorno d’oggi?
No, assolutamente, è un mestiere in cui siamo sempre di meno. Questa è una grande difficoltà che percepiamo, ci sono davvero pochi giovani che vogliono avvicinarsi al nostro lavoro. Probabilmente è un po’ dovuto all’influsso della famiglia, un po’ al fatto che preferiscono fare la stagione turistica a Jesolo, un po’ perché ritengono che fare l’artigiano sia un lavoro di secondo piano o pericoloso. In realtà non è così, anche perché con le evoluzioni tecnologiche attuali, si può dire che è un lavoro estremamente sicuro.
Il problema è che noi abbiamo bisogno di giovani, perché ci vuole molto tempo per insegnare i segreti del nostro mestiere.
Dove avete lavorato in questi anni? Ricordi qualche progetto in particolare?
Negli anni abbiamo portato in Austria diversi nostri prodotti e seguito lavori importanti in Sicilia (a Taormina, per esempio, abbiamo lavorato al Timeo, il più vecchio albergo di Taormina). In questo albergo internazionale abbiamo realizzato tutti i serramenti, i mobili. Questo è uno dei lavori che ricordo con più piacere. Ricordo anche quando abbiamo realizzato, in alcune cantine siciliane, dei portoni di 6x12m di larghezza e grossi 15cm.
Mi parlavi anche di Venezia…
E come dimenticare i lavori nei palazzi veneziani… questa è stata una scuola anche per noi e credo che tutti quelli che lavorano in settori come arte, edilizia, carpenteria, falegnameria, debbano lavorare per almeno 2/3 anni a Venezia.
A volte noi stessi diventiamo così piccoli a vedere dei lavori fatti, pensando a come non disponessero degli strumenti attuali. Ci sembra impossibile che facessero certe cose. A Venezia deve essere fatto tutto su misura, con una grande attenzione ai minimi particolari. La bellezza di Venezia sta nel fatto che ci possono lavorare gli artigiani e non le industrie.

